Ambiti di applicazione: Genitorialità

Jon Kabat Zinn, autore della MBSR (Mindfulness Based Stress Reduction) e, allo stesso tempo, marito e padre, riflette con la moglie Myla sulle potenzialità che, in termini di arricchimento personale e sociale, l’esperienza della genitorialità offre ad ogni persona che si trova ad attraversarla; la considera infatti come una splendida occasione di crescita spirituale, utile ad imparare a stare a contatto con la vita presente, esattamente per come si sta svolgendo, sfruttando la capacità che i figli hanno di toccare i genitori proprio laddove sono particolarmente rigidi e resistenti al cambiamento (Jon & Myla Kabat Zinn, 1998).

Kabat Zinn, in un aneddoto, racconta la triste ma significativa esperienza di un bambino che visita la nonna, incontrata fino ad allora soltanto un paio di volte; quest’ultima tuttavia lo ignora parlando continuamente con un’amica, finché il nipote inizia a correre per la stanza facendo confusione. La madre che lo ha accompagnato lo sgrida furiosa, fino a quando il figlio la sorprende con un disarmante: “Ma mamma, la nonna non ha nemmeno parlato con me!”.genitorialità

La capacità del genitore di stare a contatto col momento presente osservando la situazione senza giudicarla e leggerla come una ripetizione di copioni conosciuti, aiuta a mantenere la lucidità e lo spazio mentale necessari a percepire e rispondere in modo adeguato alle necessità dei figli, senza alimentare il senso di frustrazione e di incomunicabilità. Ciò permette ai genitori di apprezzare la bellezza e l’unicità intrinseca dei figli, esattamente per come sono in quel momento; un atteggiamento compassionevole, prima di tutto con se stessi, li aiuta inoltre a percepire un nuovo controllo sulla propria esperienza, decidendo come “agire”, piuttosto che “reagire” impulsivamente alle situazioni familiari difficili, aumentando così il senso di efficacia genitoriale.

Uno degli esercizi suggeriti da Kabat Zinn per una genitorialità consapevole riguarda, ad esempio, il dedicare ogni giorno un momento ad immaginare il mondo dal punto di vista dei figli, notando come ciò modifica le proprie percezioni a livello di pensieri, emozioni e sensazioni corporee. Tale orientamento si basa sul lavoro svolto alla Clinica per la Riduzione dello Stress, in cui emergono chiaramente le conseguenze che ogni bambino, e futuro adulto, può portare con sé nel momento in cui i suoi genitori non riescono ad entrare in contatto con le proprie reali emozioni del momento presente, lasciandosi travolgere da esse in modo inconsapevole e leggendo i comportamenti dei figli mediante le lenti dei propri vecchi schemi mentali.

La stessa teoria dell’attaccamento dà grande rilievo alla sensibilità e alla responsività che le figure di attaccamento del bambino manifestano nei suoi confronti (Ainsworth, Blehar et al., 1978; Ainsworth, 1985). La capacità genitoriale di percepire, leggere e rispondere in modo adeguato, sintonico e prevedibile alle necessità evolutive psico-affettive del figlio, permette a quest’ultimo di imparare a sua volta ad ascoltare e interpretare i propri stati affettivi, senza omettere alcuni ingredienti importanti della propria esperienza interna. Il rispecchiamento, ad opera dei genitori, dei vari aspetti del mondo interno del figlio (emotivi, cognitivi e sensoriali) sembra essere fondamentale per lo sviluppo delle sue capacità metacognitive; secondo gli studi della Ainsworth sulla Strange Situation, infatti, l’espressione delle emozioni e la loro regolazione sono strettamente collegate con la possibilità del bambino di manifestare i propri stati d’animo in un contesto relazionale accogliente e validante, nel quale tale espressione non comporti la rottura della relazione affettiva (Attilii, 2007). Da ciò deriva lo sviluppo dei diversi stili di attaccamento che mettono le basi alle relazioni presenti e future del bambino, in grado o meno di leggere i propri e altrui stati interni in maniera adeguata.

Anche l’approccio terapeutico cognitivista sottolinea l’importanza, all’interno del percorso terapeutico, di lavorare sui vari aspetti dell’esperienza soggettiva, più vulnerabile alla patologia nel momento in cui i pensieri automatici impediscono all’individuo, in età evolutiva o adulta, di stare a contatto col momento presente nelle sue varie componenti e lo portano a leggere la propria esperienza secondo un copione di vita vissuta, poco pertinente con le potenzialità e la realtà oggettiva dell’hic et nunc.

All’interno dell’approccio costruttivista post-razionalista, Guidano propone invece la procedura “della moviola”, invitando il paziente a ricostruire scene prototipiche in cui ha vissuto l’esperienza problematica, ora rivivendole dall’interno come attore della scena, ora osservandole dall’esterno; anche tale metodologia evidenzia l’importanza, per la salute mentale individuale, di definire nel dettaglio le varie componenti dell’esperienza interna, riflettendo sul modo in cui l’individuo le descrive e spiega a se stesso (Semerari, 2002). La stessa neurobiologia interpersonale, che si basa sulla teoria dell’attaccamento e sulla neurobiologia, sottolinea la natura sociale dell’individuo, i cui “neuroni specchio” si attivano in concomitanza di emozioni e comportamenti altrui (Siegel, 2007). Siegel a tale proposito sostiene che la mindfulness può migliorare il legame tra genitori e figli (Siegel & Hartzell, 2003) e il funzionamento cerebrale, rafforzando i neuroni specchio.

Sebbene egli non abbia integrato le proprie riflessioni in un modello clinico sistematico, esistono numerosi studi su training di mindfulness relazionale, a partire da programmi di prevenzione mirati a migliorare le relazioni di coppia (Mindfulness-Based Relationship Enhancement, MBRE, Carson et al., 2004) o quelle genitori-figli.

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